Le “Coste di Santa Febronia”

Le Coste di Santa Febronia sono una lunga striscia (in dialetto siciliano costa) di una montagna tra Palagonia e Militello in Val di Catania, facilmente raggiungibile con qualsiasi mezzo. Hanno un’altezza media di 400 metri circa. La spettacolarità del sito è dovuta al fatto di racchiudere un insieme di testimonianze di eccezionale valore storico e archeologico.
Il sito è stato abitato a partire dal XVIII secolo a.C. (Età del Bronzo, preistoria) sino almeno al basso Medioevo (1500). La commistione di usi abitativi ha spesso stravolto l’originaria planimetria: molte delle grotte-abitazioni inizialmente erano tombe. Il costone reca testimonianze di calcareniti, un tipo di roccia sedimentaria clastica, formata da particelle calcaree delle dimensioni della sabbia. Il cemento che unisce le particelle è di solito anch’esso calcareo.
L’Eremo di Santa Febronia è scavato nella balza calcarea, sicuramente ricavato dall’ingrandimento di un’originaria tomba preistorica; vi si entra da una porta risalente al XV secolo. L’interno presenta un unico ambiente di forma approssimativamente rettangolare e riceve luce da due finestrelle intagliate nel lato prospettico che volge verso nord. Nella parte sinistra della parete meridionale si trova intagliata nella roccia una scalinata che porta nella parte superiore dell’eremo, dove ricavate da una grande tomba a Tholos attribuibile all’età del bronzo medio si trovano le celle degli eremiti.
Nella parete orientale è scavata l’abside semilunare evidenziata da una cornice a bastone accuratamente modanata, al centro elevato dal piano mediante gradini si trova un altare monolitico. Nel soffitto che sovrasta l’abside si nota una decorazione a frangia, lavoro cominciato e forse mai finito. Nell’abside domina la figura del Cristo Pantocratore, con a destra la Vergine annunziata e a sinistra l’angelo con la mano protesa in segno di saluto; altre due figure di angeli oranti si stagliano sullo sfondo da entrambi i lati. Tutto questo complesso di affreschi che sono tra i più antichi fra quelli presenti all’interno dell’eremo, sono databili intorno al XIV secolo. A sinistra dell’abside si trova l’unico affresco raffigurante Santa Febronia; la santa si trova tra due carnefici che le strappano con le tenaglie i denti e le mammelle. A destra è raffigurato San Bartolomeo legato ad un albero e scorticato da due carnefici.
La parete meridionale presenta un secondo altare di proporzioni più ridotte, anch’esso elevato su due gradini, presenta nella parete superiore un’escavazione di forma rettangolare destinata sicuramente ad accogliere una pala. A sinistra di tale altare, nell’architrave che sovrasta l’ingrasso che porta alle celle degli eremiti, racchiuso in un riquadro si trova la figura di un santo vescovo che sorregge un volumen ed un ostensorio o reliquiario, più volte identificato con San Gregorio Magno; sotto, sempre racchiuso in un riquadro di colore giallo oro ben identificabile è la figura di Santa Lucia che tiene tra le mani un calice contenente gli occhi, un volumen e la palma; al centro dell’architrave un tondo raffigura un angelo orante. Quindi, sul lato destro che coincide frontalmente con l’ingresso all’eremo, si trova l’affresco meglio conservato raffigurante Sant’Agata che sorregge nella mano destra un volumen e la palma, con la sinistra un calice contenente le mammelle. Proprio questo attributo ha fatto sì che fosse spesso confusa con S. Lucia.
A destra del piccolo altare laterale, sempre racchiusa in un riquadro si trova la figura di Sant’Anastasia, raffigurata con un volumen e la palma tra le mani e la testa del tiranno sotto il piede; identificabile anche grazie ad un’iscrizione in fondo a sinistra dell’affresco …STASIA. Per ultimo l’affresco raffigurante l’albero del peccato: Eva in posizione eretta col braccio proteso a raccogliere la mela, mentre Adamo si trova sdraiato; entrambi sono raffigurati nudi. Un altro affresco, oggi scomparso del tutto, ma di cui si osserva la traccia di un bastone sormontato dalla croce (probabile San Giovanni Battista) si trovava, entrando, nella parete sinistra, in coincidenza con una delle due finestrelle. Questo insieme di affreschi è databile intorno al XV secolo.
Nella parete occidentale, ricavato dalla stessa roccia, si trova un caratteristico subsellium (una gradinata) destinato ad accogliere gli eremiti durante le celebrazioni.
Ma la caratteristica principale di tutto il complesso è un fossato a forma di T che si trova al centro dell’ambiente, cui vi si discende mediante una scalinata. Oggi completamente aperto, originariamente doveva essere coperto da una volta a botte e chiuso da un portellone, destinato ad accogliere negli appositi loculi i cadaveri degli eremiti custodi del santuario. Meno probabile è l’ipotesi, da alcuni avanzata per via di alcune canalette che arrivano sin dentro il fossato, che si trattasse di un antico battistero: non si spiegherebbero altrimenti le nicchie lungo le pareti. E’ molto più verosimile l’ipotesi che si tratti della cripta della cappella.